domenica 17 gennaio 2010

Nato Venezia il 10 ottobre 1918, è Volontario in Spagna nel 1936 e nel 1940 all'entrata dell'Italia in guerra.Dopo l'8 settembre schiera 700 Volontari sulla linea Gustav.
L'1 novembre 1943 è Capitano e la sera del 10 viene seppellito da un bombardamento angloamericano a Monte Rotondo (Roma).
Il suo Caporale Borri ne cura la tumulazione a Mignano.
Scrisse di lui il poeta Tommaso Marinetti:" In ginocchio s'intrufola nelle linee mitraglianti il capitano Rino Cozzarini con bombe a mano sventagliando morte svincola il suo battaglione accerchiato in un vigneto colmo di vampe e pampini carbonizzati come si libera un sentimento ideale da acredini pessimiste".
Il suo nome fu dato ad alcune caserme durante la R.S.I.
Rino Cozzarini non si tolse neppure il fregio sul berretto, non si tolse neppure le stellette.C'era altro da fare ora.C'era da vedere su questa strada di Roma se non era possibile trovare neppure un italiano.E trovò, per primo, Mari.Anche Mari oggi è passato alla leggenda."Vuoi venire con me?" "Sì, signor tenente". "Come ti chiami" " Mari".Un camion e una motocicletta erano già la dotazione del primo reparto della Repubblica.
Ma italiani disposti a combattere e farsi ammazzare per l'Italia ce ne erano ancora.Su da Roma, verso Firenze il camion si riempiva.Ogni casolare era una sosta:" C'è qui almeno un uomo disposto a tornare al fango, all'addiaccio, alla fame, alla morte?".Il camion non bastava più.Chi non ci crede ne chiederà a quelli che torneranno, se torneranno.Sono partiti per andare a morire, se è necessario morire.Col nemico sulle strade di Roma è necessario.
Cozzarini non impiantò una fureria e non pensò certo a farsi fare i timbri.Sarebbe stato bello! "Il comandante del reparto" e sotto, fra parentesi, "Rino Cozzarini".Sarebbe stato bello, averli tirati fuori dalle fattorie e dai cantieri quegli uomini, per salvare l'onore nazionale calpestato,e ora farsi fare i timbri per le pratiche , e la carta intestata!
Il plotone di Cozzarini fu una compagnia, poi un battaglione.Ebbe le armi, conobbe per pochi ma duri giorni la disciplina dell'addestramento, poi fu mandato sul fronte dove gli angloamericani premevano con la maggiore violenza.
Settore operativo Falciano-Mondragone."Io sono veneziano, non conosco questi posti" disse Cozzarini.Fra i suoi uomini c'era chi li conosceva, e molti che c'erano nati; altri ce n'erano ,raccolti qui e là in tutte le regioni d'Italia che avevano contato anche le pietre in Albania, o le dune in Africa, ma che a Falciano e Mondragone c'erano per la prima volta.Ma tutti, quando alle prime rabbiose granate si gettarono carponi, riconobbero l'umore e l'odore della terra italiana. E vi piantarono le unghie disperatamente.
Giorni e giorni dura il fuoco e il combattimento.Scontri su scontri a lotta ravvicinata.Se il nemico vuol guadagnare un metro deve lui venire avanti."Noi siamo venuti qui perchè lo abbiamo voluto - dice il soldato motociclista Mari - e non c'è nessuna ragione che ci persuada a tornare indietro, neppure di un passo".
Il battaglione non molla.Avvinghiato alla sua terra, come alla sua sposa, ogni uomo ha giurato silenziosamente.Alla sera del primo giorno il nemico aveva fatto cento metri avanti strisciando ma aveva rinculato più tardi di duecento.Alla sera del secondo giorno il nemico, che aveva spinto avanti i carri armati su Falciano, aveva dovuto ritirarli indietro malconci, e quattro ne aveva lasciati intatti ai nostri, e altri immobilizzati sul terreno.Ma alla sera del terzo giorno, sulla destra, devono essere morti tutti.Il nemico viene avanti e tenta di aggirare le posizioni.
Luigi Bassi, a cura del PFR Varese - Scuola AA.UU.GNR - giugno 1944-XXII