domenica 12 aprile 2009

Oltre il silenzio ... per non dimenticare, mai !
" E' destino che gli uomini di coraggio
siano uccisi dai vili.
Quando godete della libertà
che i coraggiosi vi hanno regalato,
pensate a coloro che sono passati
come passa una carezza nel vento"

sabato 11 aprile 2009

RINO COZZARINI prima medaglia d'oro della R.S.I.

Venticinquenne capitano, appartenente ad un battaglione “M” bersaglieri, all’indomani dell’8 settembre, rifiutando la resa, raccolse attorno a sé un gruppo di soldati italiani sbandati che trasformò in un battaglione della forza di 700 uomini e condusse al combattimento.
Il 10 novembre 1943 nel settore del fronte Falciano del Massico-Mondragone, località poste a nord-ovest del Volturno, cadde combattendo contro truppe anglo-americane.
Alcuni anni or sono il Generale americano Edward H. Thomas, guidando un gruppo di reduci statunitensi e canadesi che nel 1944 combatterono a Mignano Montelungo, ha reso omaggio a Cozzarini deponendo una corona d’alloro alla base della stele che lo ricorda.
tratto da “Combattenti dell’Onore”

LA POSIZIONE DELLA STELE DI COZZARINI RISPETTO AL SACRARIO ITALIANO DI MONTELUNGO
Il 10 novembre 1943, in un cruento assalto cadeva sul fronte meridionale italiano nel conteso settore di Falciano-Mondragone alla testa dei suoi legionari, il tenente Rino Cozzarini. L'Italia perdeva con lui uno dei suoi figli minori.
Rino Cozzarini era nato a Venezia nel 1918: aveva dunque solo 25 anni. Cresciuto in un'atmosfera di assoluta dedizione ai supremi ideali patriottici, egli rimane un esempio per tutti i giovani.
A 18 anni si arruola volontario e parte per la Spagna martoriata nel nome dell'Idea italiana e fascista che lo spinge laddove sui campi di battaglia si decidono i destini della Spagna cattolica che il bolscevismo tenta di asservire per farne il trampolino di lancio della futura offensiva sovietica contro la civiltà d'Europa.
Rientrato dalla Spagna riprende i suoi studi. Ma il 10 giugno 1940 squilla di nuovo la diana di guerra. L'Italia, rotti gli indugi, prende il suo posto di combattimento.
Rino Cozzarini chiede immediatamente di servire ancora la Patria in armi. Sarà però il suo atteggiamento che segue l'infausta data dell'8 settembre a dargli il carisma purissimo dell'eroismo. In quei tristi giorni egli è veramente un italiano e di nulla si preoccupa se non di salvare la Patria, ferita, mutilata, tradita. E anzi è forse egli il primo fra gli ufficiali italiani che, posto di fronte alla tragedia che sembra afferrar tutti, salta alla riscossa in un impeto supremo di ribellione.
8, 9, 10 e 11 settembre 1943. L'esercito regio non esiste più, disorganizzato dal tradimento dei generali e della monarchia. Su tutte le strade d'Italia hanno l'ordine assurdo e vergognoso di far causa comune con gli anglosassoni e di rivolgere le armi contro i germanici. I reparti italiani abbandonati da ufficiali indegni si liquefanno. Di quello che è stato uno dei più valorosi eserciti del mondo non restano che torme di esseri senza guida né mèta. Non possono affiancarsi al nemico anglosassone e non possono a maggior ragione contro l'alleato. Con l'esercito è l'Italia che crolla.
Soltanto i soldati di Hitler tengono testa al nemico imbaldanzito dai facili successi, turano le falle, organizzano quel nuovo schieramento offensivo contro il quale da mesi cozzano le armate anglo-statunitensi.
È in questo momento drammatico che si forma agli ordini di Rino Cozzarini il primo battaglione volontari italiani avanguardia del nuovo esercito. Il giovane ufficiale che alcuni uomini non hanno voluto abbandonare, trovato un autocarro, comincia a percorrere le strade dell'Italia meridionale per cercare di raggruppare attorno a sé un nucleo di soldati da riportare in linea a fianco dei germanici.
Incontra per primo un motociclista lanciato a velocità pazza.
- Da dove vieni?
- Sono scappato da Roma
- Dove vai?
- A casa no di certo.
- Vuoi venire con me?
- Sì, signor tenente.
- Come ti chiami?
- Mari.
E la corsa dell'autocarro viene ripresa con il motociclista per battistrada. Lungo la via vi sono gruppi di soldati sbandati, avviliti, inutilmente alla ricerca di una guida, di una mèta.
«Volete venire con me?» domanda il tenente Cozzarini «torneremo a combattere contro gli inglesi»
In tal modo si forma quel leggendario battaglione che doveva imporsi all'ammirazione dello stesso avversario e guadagnarsi i più lusinghieri elogi del comando germanico.
Radunati attorno a sé oltre mille uomini, Rino Cozzarini si presenta a un comando tedesco e chiede l'onore di un posto sulla linea del fuoco. Immediatamente si crea un'atmosfera di cameratismo e solidarietà fra volontari italiani e soldati del Reich. Dopo un breve periodo di addestramento, la sera del 29 ottobre i volontari partono per la prima linea.
L'indomani sono schierati nel settore Falciano-Mondragone, posizione dura da tenere. Gli anglo-americani gettano continuamente nuovi contingenti nella fornace per rompere lo schieramento. Riusciti vani i tentativi delle fanterie, il comando nemico sferra un'offensiva con forze corazzate. Ma i volontari non mollano. Si trasformano in cacciatori di carri con la vecchia, ma sempre efficace, tattica della bottiglia di benzina e della bomba a mano. La battaglia non ha soste. La mattina del 31 si sposta su Falciano facendosi più violenta. Gli italiani scattano più volte al contrattacco. Il nemico è fermato e ributtato. Il canto di "Battaglioni M" saluta la vittoria mentre verso le retrovie sono avviati 300 prigionieri e 4 carri armati inglesi.
Sul campo dell'onore giacciono 192 italiani, 192 eroi. Il motociclista Mari rantola in un fosso, ma trova ancora la forza di gridare: «Viva l'Italia. Viva il battaglione!»
Al sergente Amendola è concessa sul campo la croce di ferro germanica.
Nei giorni che seguono il battaglione italiano è nuovamente chiamato al combattimento e si copre di gloria. Cozzarini promosso da qualche giorno capitano e insignito della croce di ferro, cade sul conteso campo della lotta nel corso di un cruento assalto. La sua anima eletta raggiunge così quelle dei suoi ragazzi che lo hanno preceduto sulla via dell'onore e della gloria.

RINO COZZARINI …. SULLA STRADA DELL’ONORE

Nella serata dell’8 settembre 1943 il programma di canzonette, mandato in onda dall’EIAR, venne interrotto dalla voce del Maresciallo Badoglio che, incisa su di un disco, diffondeva il bollettino di guerra n. 1201: “il Governo Italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo - americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo - americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.” .
L’annuncio dell’armistizio diffuso dalla radio fece credere a molti che la guerra era finita, dando origine ad estemporanee scene di gioia tra civili e militari. Il ritorno alla realtà sarebbe venuto di li a poco, quando gli italiani si sarebbero accorti che il peggio doveva ancora iniziare.
In un atmosfera di “tutti a casa”, le Forze Armate si sbandarono in maniera disastrosa. Emblematico esempio della situazione, propostoci dalla cinematografia nazionale, è quello del tenente Alberto Innocenzi (Alberto Sordi), nel film “Tutti a casa”. Il giovane Innocenzi, trovandosi, al momento dell’annuncio della resa, con il reparto in marcia si accorge che i tedeschi stanno sparando addosso agli italiani e, non riuscendo a capire che cosa stia accadendo, telefona in caserma e comunica al suo comandante : “signor colonnello è successa una cosa incredibile. I tedeschi si sono alleati con gli americani”. La frase dell’ingenuo tenente di fanteria è tale da ben riassumere la situazione di pericoloso caos creatasi per i militari e, in generale, per tutti gli italiani all’annuncio dell’armistizio .
Non tutti i militari italiani pensarono bene di riguadagnare la via di casa. Qualcuno, invece, decise di continuare la lotta a fianco dell’alleato tedesco, mantenendo fede alla parola data.
Cesare Cozzarini, detto Rino, era all’epoca un tenente dei bersaglieri. Nato a Venezia il 10.10.1919 (figlio di Ugo e di Elena del Giudice) a 18 anni era partito volontario per la guerra di Spagna ove aveva conosciuto Ettore Muti, analogamente si era arruolato volontario all’inizio della seconda Guerra mondiale.
Alla data dell’armistizio, Rino Cozzarini si trovava a Milano e, dopo aver ascoltato alla radio l’annuncio, decise di fare velocemente ritorno al suo Reggimento a Caserta, utilizzando mezzi di fortuna. E’ inutile dire che al suo arrivo trovò la caserma vuota.
Di fronte allo sfacelo del momento non si arrese e decide di creare un proprio reparto di formazione per continuare a combattere a fianco dell’alleato germanico. Occupò la sua la sua vecchia caserma e, presi accordi con i tedeschi, incominciò a girare con un camion e una motocicletta per raccogliere uomini. Dopodiché lanciò un annuncio alla radio per chiamare a raccolta gli sbandati. Risposero al suo appello camice nere, fanti, marinai, artiglieri, tutti soldati sbandati. In totale circa 600 (forse addirittura 700) volontari che andarono a costituire il “Battaglione Mussolini” che venne inquadrato in seno al 14° Panzer Korps germanico. Dopo un breve ciclo addestrativo, già alla fine ottobre ’43, il “Mussolini” venne schierato nella zona campana di Falciano – Mondragone. Era il primo reparto organico italiano a ritornare al combattimento, venendo impegnato nelle azioni tese a ritardare l’avvicinamento dei soldati della 5° Armata americana alla Linea Bernhardt, che era composta da una serie di fortificazioni avanzate della linea Gustav.
Negli assalti che ne seguirono, sembra che il grido di Cozzarini ai suoi uomini fu “Guai a voi se qualcuno mi passa avanti”. Vi furono scontri terribili e il 31 di ottobre, ad appena un giorno dall’entrata in linea, il battaglione aveva già perso già 192 soldati. L’attendente di Nino Cozzarini, in merito ai combattimenti avrebbe poi scritto : “Contro le ondate successive di mezzi corazzati affrontati a pochi metri di distanza con bombe a mano e bottiglie di benzina, e contro la fanteria respinta in sanguinosi corpo a corpo ,gli uomini del Cozzarini scrivono una pagina di eroismo” e ancora, un altro componente del reparto in una sua lettera scriverà “ Noi siamo venuti qui perché lo abbiamo voluto e non c’è nessuna ragione che ci persuada a tornare indietro, neppure di un passo”
Ai primi di novembre il tenente Cozzarini ricevette la Croce di Ferro tedesca e fu promosso capitano sul campo. Purtroppo, ebbe pochi giorni per vestire il suo nuovo grado. Intorno alla mezzanotte del 10 novembre, vicino Mignano (zona di Falciano), a poca distanza dal luogo dove oggi sorge il Cimitero Militare Italiano, Rino Cozzarini fu colpito a morte. Aveva venticinque anni ed era il primo ufficiale della Repubblica Sociale Italiana che moriva combattendo contro gli angloamericani.
La motivazione della Medaglia d’Oro alla memoria concessagli dalla R.S.I. avrebbe così citato: “Volontario nella guerra di Spagna e valoroso combattente nella guerra attuale, più volte decorato al valore, raccoglieva intorno a se, in un momento particolarmente triste e difficile per la Nazione, militari sbandati e volontari di ogni età formando un reparto organico ed entusiasta che portava sulla linea di combattimento a fianco dei camerati germanici. Inoltre, in un mese di continue ed accaniti combattimenti che causavano al nemico gravissime perdite , sempre primo tra i primi, trascinava i suoi uomini in una gara di emulazione e di arditismo disperato dimostrando con l’esempio che l’amore di Patria e la tradizione d’eroismo non sono spenti negli italiani e suscitando l’alta ammirazione dell’Alleato.
Durante un nuovo assalto contro carri armati, mentre in piedi lanciava contro il nemico l’ultima bomba a mano del suo tascapane, cadeva colpito al petto suggellando con l’offerta della propria vita un passato di fede purissima e di completa dedizione alla Patria
Sublime esempio di eroismo , disprezzo del pericolo e di elevate virtù militari.”
Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, lo avrebbe, invece, celebrato con i con i seguenti versi: “In ginocchio/si intrufola nelle linee mitraglianti/il capitano Rino Cozzarini/con bombe a mano sventagliando morte/svincola il suo battaglione/accerchiato in un vigneto colmo di vampe/e pampini carbonizzati/come si libera un sentimento ideale/da acredini pessimiste.”
Rino Cozzarini e il suo sacrificio, atto culmine dei suoi venticinque anni tutti dedicati alla Patria, sono oggi completamente sconosciuti. Si tratta di uno di quei personaggi che la nostra “Repubblica nata dalla resistenza” ha voluto e dovuto dimenticare. Ci sono oggi altri eroi, come i ragazzi del grande fratello, quelli di Maria de Filippi e i naufraghi dell’isola dei famosi.
Di Rino e dei suoi venticinque anni non resta che una copertina ingiallita della Domenica del Corriere dove è ritratto bellissimo e lo si vede ergersi come un guerriero antico, bombe a mano contro i carri armati. Forse per lui, morire così fu una fortuna. Uomini come lui non sarebbero sopravvissuti a questo orrore che a noi è dato di vivere quotidianamente.


Daniele Lembo

La copertina de “La Domenica del Corriere” del 2 Giugno 1944, dedicata alla morte del tenente Rino Cozzarini